Vademecum Vs LEGGE 76 DEL 28/05/2021 - Copia - Associazione ARBITRIUM

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Vademecum Vs LEGGE 76 DEL 28/05/2021 - Copia

Vademecum Vs LEGGE 76 DEL 28/05/2021

VADEMECUM ASSOCIAZIONE ARBITRIUM
avverso LEGGE 76 DEL 28/05/2021

L’ASSOCIAZIONE ARBITRIUM è a fianco di tutti coloro che sono coinvolti dalla sensazione di impotenza, sopraffazione e coartazione della libertà di scelta creata da questo “monstrum iuris”
(mostro giuridico e non nel senso di portento!) rappresentato dalla LEGGE 76 DEL 21/05/2021:
non c’è che dire, l’espressione “pesce d’aprile” già tanto abusata in riferimento a questo machiavellico monumento della violazione dei diritti umani, garantiti sia a livello costituzionale che, ancor più, internazionale, è veramente appropriata!

L’art.10 della Costituzione impone all’ordinamento giuridico italiano di conformarsi alle norme generalmente riconosciute di diritto internazionale tra le quali ricordiamo preliminarmente il Codice di Norimberga, la Dichiarazione di Helsinki e la Convenzione di Oviedo che richiedono sempre il consenso libero ed informato da parte di chi si sottopone a qualsiasi trattamento sanitario o partecipi a sperimentazioni mediche.
Infine non dimentichiamo la violazione del fondamentale diritto al lavoro, che non solo è in primis il contesto in cui si svolge la personalità dell’individuo, ma è anche un diritto il cui esercizio assicura un’esistenza libera e dignitosa.

Ma il pesce d’aprile è uno scherzo e come recita un vecchi saggio “lo scherzo è bello quando dura poco!”

Siamo qui per rendervi partecipi di quella che è per noi la migliore strategia da poter adottare al momento.

Parola d'ordine "NON MOLLARE", perché questa legge è una pesca a strascico e punta a ottenere quanti più vaccinati possibili, in due mesi, nella vostra categoria, ben conosci che quanto vi è stato minacciato ha un impatto psicologico molto forte e anche chi finora è stato determinato a non vaccinarsi, potrebbe crollare.

La suggestione è forte e il condizionamento che ne consegue anche ma cercate di resistere il più possibile!

È la vostra libertà di scelta a chiedervelo, è la vostra salute a implorarvi.
Non siate i pesci che loro contano di pescare senza nessuno sforzo, ma facendo leva esclusivamente sul vostro scoraggiamento, in questi mesi iniziati l'1 aprile scorso.
Forza!
Siate ora gli eroi di cui tanto hanno tessuto le lodi per un anno, salvo poi scaricarvi come vuoti a perdere senza neppure considerarvi degni di un giusto procedimento disciplinare in cui esercitare il vostro sacrosanto diritto di difesa.

Abbiamo approntato, per tutti coloro che ne hanno fatto espressa richiesta, la prima diffida privacy “generica e anonima” a tutela degli interessati, all’indirizzo degli Ordini delle varie categorie, dei datori di lavoro, delle Regioni/Province autonome, delle Asl e naturalmente mettendo a conoscenza l’Autorità Garante della Privacy.

Il nostro motto è PERDERE TEMPO, PER GUADAGNARE TEMPO!
Come?
Innanzitutto, il suggerimento è di cercare di procrastinare il più possibile il momento dell’invito vaccinale.
Chiunque possa, richieda subito di usufruire di un periodo di ferie (anche dell’anno precedente): ricordate che si deve arrivare il più possibile vicini alla data del 31 maggio; chi ha necessità di accudire un familiare, che possiede una certificazione di invalidità ai sensi della L. 104/92 art. 3 comma 3, lo faccia; ovviamente se doveste trovarvi in situazione di impedimento lavorativo per motivi fisici o psichici di salute, comunicate al datore di lavoro l’assenza che sarà certificata dal vostro medico.
Queste situazioni vi porranno nella condizione di vedere differito l’invito vaccinale.
Nel contempo, portatevi avanti e chiedete al vostro medico curante di essere sottoposti a una serie di analisi ematologiche e genetiche al fine di approntare un serio e corretto screening pre-vaccinale: è un vostro diritto!

Il nostro vademecum prevede a titolo esemplificativo i seguenti esami diagnostici (potete integrarlo):
-emocromo con formula ves, pcr, PT, APTT, D-Dimero, fibrinogeno, antitrombina III, fattore V di Leyden, proteine totali e  frazionate, IgE totali, anticorpi ana, ena, anca e asma, se si è allergici e asmatici richiedere esami di riscontro, fattore reumatoide, esame sierologico per SARS-COV2, ac (IgM e IgG con titolazione, linfocitiT specifici, anticorpi anti PEG (Poli Etilen Glicole)/ac, omocisteina, mutazione dei geni della MTHFR, Rast e prock test fattori d coagulazione VIII Von Willenbrand, Infective endocarditis.

Ovviamente ci notizierete se il medico di base dovesse rifiutare la prescrizione.
Nel caso, invece, vi prescriva le analisi, prenotatele con la stessa ratio: allungare i tempi!
Chi è affetto da particolari patologie deve immediatamente conferire con un medico di medicina generale che possa certificare l’esenzione vaccinale.

Cosa succede se medio tempore si subiscono pressioni nell’ambiente di lavoro?
Facciamo innanzitutto un distinguo tra quelle che sono pressioni verbali e quelle che invece si sostanziano in atti concreti e formali.
Nel primo caso possiamo solo registrare le pressioni (senza divulgare a terzi) e se queste consistono in scritti o volantini affissi nel luogo di lavoro, documentatele con una foto.
In questi casi possiamo solo precostituirci delle prove delle pressioni, che potrebbero anche spingersi fino a configurare ipotesi estremi di mobbing, ma non prenderemo formalmente in considerazione le pressioni, quindi non replicheremo per iscritto.
Solo e soltanto quando si ricevono comunicazioni formali, alle stesse si replicherà altrettanto formalmente.
Ricordate di non divulgare nell’ambiente di lavoro le vostre intenzioni in merito all’effettuazione di quello, che si ostinano a chiamare “vaccino”.
Se lo avete già fatto in passato, correggete il tiro, siate “possibilisti” e al massimo esprimete solo la necessità di effettuare screening adeguati pre-vaccinali.
Le intenzioni del dipendente non devono essere comunicate al datore di lavoro, così si è espressa esplicitamente l’Autorità Garante della Privacy, neanche quando il datore di lavoro fornisca ai dipendenti i moduli su cui esprimere le proprie scelte vaccinali e neanche (a maggior ragione) quando venga somministrato il modulo di consenso informato. Le intenzioni del dipendente si paleseranno solo al cd. medico vaccinatore.
Questo capitolo lo affronteremo nel momento in cui riceverete l’invito a effettuare la vaccinazione (e quindi la prenotazione).
In tala caso è prevista una diffida espressa a nome e per conto dell’interessato ai soggetti di cui sopra: Ordine di appartenenza o datore di lavoro, Regione/Provincia autonoma, Asl.

Potreste nel mentre essere mandati a visita dal Medico competente o medico del lavoro, il quale è chiamato a valutare l’idoneità o meno del lavoratore rispetto alle mansioni a cui è preposto. Siate possibilisti anche con lui in merito al vaccino, non palesate le vostre intenzioni.
Lui, è bene sottolinearlo, non può sottoporvi il modulo del consenso informato (se lo facesse ricordategli che lo ricevete volentieri, perché ne discuterete con il medico che effettuerà la vaccinazione).
Anche se vi dovesse sottoporre un modulo, in cui esprimere la vostra volontà, non temete di firmare dichiarando di essere disposti a vaccinarvi: potete sempre cambiare idea successivamente (il consenso è sempre revocabile): intanto recuperate l’idoneità!

Una cosa è importantissima da tenere a mente: le strategie stra-giudiziali approntate non hanno la presunzione di evitare un provvedimento di demansionamento o sospensione:
una montagna non può essere fermata con una mano! Ma anche la valanga più temibile, se si riesce a farla rotolare a valle lentamente, farà molti meno danni.
E’ sempre l’assunto iniziale a far da padrone in questo periodo: perdere tempo, per guadagnare tempo.
Sappiate quindi che con ogni probabilità vi aspetta un ricorso giudiziario che sarà esperito coi rimedi giudiziari previsti dall’ordinamento:

Sul punto alcune precisazioni.

Eravamo partiti mettendo al centro dell'azione giudiziale innanzitutto una impugnazione dinanzi alla sezione del lavoro presso il Tribunale Ordinario, con un provvedimento d’urgenza nei confronti del provvedimento di sospensione.
Lo studio incessante e la proficua collaborazione con colleghi eccellenti, in questi due lunghi mesi, ha portato alla convinzione che SOLO UN'AZIONE PREVENTIVA POSSA DAVVERO TENTARE DI SCONGIURARE IL PERICOLO "SOSPENSIONE" E, AD OGNI BUON CONTO, AVERE IL PREGIO DI PORTARE ALL'ATTENZIONE DEL GIUDICE LA NECESSITA' DI SOLLEVARE LA QUESTIONE DI LEGITTIMITA' COSTITUZIONALE.

Crediamo molto in questa cosa!

Resta ferma la tutela giuridica in materia penale con denunce nei confronti del datore di lavoro, Ordine di appartenenza o altri soggetti responsabili che con il loro comportamento integrino i reati di tentata estorsione, violenza privata, minacce…
Fatte queste osservazioni preliminari aggiungiamo di ritenere per alcune categorie di sanitari, quali ad esempio i medici esercenti attività libero professionale, psicologi e simili di inserire particolari indicazioni soggettive, attinenti l’interessato, nella diffida in risposta all’invito vaccinale: è pensabile di inserire una sorta di demansionamento improprio su base volontaria che è piuttosto un restringimento dei confini di svolgimento dell’attività professionale, in base al quale il professionista dichiara di svolgere lavoro esclusivamente da remoto in modalità di telemedicina o anche in studio privato con visite su appuntamento e in condizioni di adeguata sicurezza e prevenzione dal contagio.

Particolarissimo è il caso della categoria dei farmacisti e parafarmacisti,  la cui attività comporta un contatto col pubblico non diverso da quello di qualunque altro esercente attività commerciale, dal momento che il contatto avviene con l’utenza genericamente intesa e non con riferimento alle “categorie più fragili”, a cui si riferisce la LEGGE 76 DEL 21/05/2021 (un cliente può recarsi in farmacia e subito dopo dal tabaccaio: non si vede la differenza sostanziale tra le due cose!) .

Non temete alcun licenziamento perché non è assolutamente previsto.

I professionisti che, nonostante la sospensione, dovessero continuare ad esercitare la professione potrebbero andare incontro, verosimilmente, ad una denuncia penale per “ abuso di professione medica”.
In tal caso sarà addotta la motivazione della litis pendenza giacchè il provvedimento di sospensione sarà stato impugnato in sede giurisdizionale.
Un tale provvedimento offrirebbe il fianco a numerosi argomenti di difesa in considerazione fra l’altro del fatto che la sospensione opererebbe illegittimamente perché emessa al di fuori di un procedimento disciplinare, in cui il professionista ha il diritto di difendersi.

AD MAIORA… !!



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